martedì
IL CONTROLLO DELL'UDITO FATTO IN CASA.
(avvertenza: questo test è geniale e ben congegnato, ma NON sostituisce il tradizionale esame audiometrico fatto presso le strutture specializzate. Avete bisogno di un computer con casse acustiche o cuffie, e, se avete problemi di udito, potrebbe essere utile una persona accanto a voi che vi aiuti a fare la "calibrazione" dei suoni. Avete bisogno anche di un ambiente tranquillo, senza rumori di sottofondo, traffico, ronzii, o altro)
Non sarebbe male fare l'esame per il controllo dell'udito ("audiometria") a casa propria, non è vero?
Ecco, in realtà si potrebbe fare, se non fosse che è complicato avere i suoni di riferimento: mentre in ospedale o in clinica tutte le strumentazioni sono tarate correttamente -equivale cioè a dire che il suono fattovi ascoltare a 125 Hertz e 40 decibels è REALMENTE un suono a "125 Hz e 40 dB"- a casa vostra la taratura degli strumenti è molto più difficile.
Ecco quindi che in questo splendido test si è pensato di utilizzare un suono standard da utilizzare come punto di riferimento, e di tarare tutti gli altri suoni in seguito al primo.
IL CONTROLLO DELL'UDITO FATTO IN CASA si trova a questo indirizzo:
http://myhearingtest.net/
Come si fa? Leggete, prendete nota di quanto scritto sotto, e poi andando sul sito eseguite il test.
Il test è diviso in più sezioni:
1 -Calibrate your sound level (calibrazione)
Il suono di riferimento è lo sfregamento delle proprie mani l'una sull'altra, tenendole all'altezza del viso. Strofinate le mani davanti al viso e ascoltate il suono delle sfregamento.
Tenete nota del suono che avete appena prodotto con lo sfregamento delle mani e fate clic sul quadratino verde "Calibration File": ascolterete lo stesso suono dello sfregamento delle mani: è IMPORTANTISSIMO alzare o abbassare il volume in modo che i due suoni siano il più possibile IDENTICI (fatevi aiutare da una persona che ci sente bene, se è il caso). Se usate le cuffie ovviamente fate il suono con le mani senza cuffie, e poi regolate il volume avendo le cuffie indosso. E a questo punto, quando avete "pareggiato" i due suoni, NON TOCCATE PIU' le regolazioni del volume.
(Tenete il più possible neutri i comandi BASS -TREBLE -BALANCE del vostro PC o impianto stereo, per non falsificare la prova)
2- Listen to individual file tests
Se fate clic su uno dei quadratini verdi sulla destra, sentirete un suono e apparirà una crocetta verde sul grafico a sinistra.
La prima colonna di quadratini verdi è la frequenza di 250 Hz, la seconda colonna è 500Hz, la terza 1000Hz, eccetera.
Più il quadratino verde è in basso più il suono è forte.
Più il quadratino è in alto, più il suono è debole.
Partite dalla prima colonna di quadratini verdi, cominciando grossomodo a metà colonna e verificate se riuscite a sentire il suono; salite/scendete gradualmente con gli altri quadratini fino a quando non sentirete più il suono: quello è il vostro limite. L'obiettivo è arrivare fin dove non sentite più il suono.
Cliccate un'ultima volta sull'ultimo quadratino verde dove sentite il suono: rimarrà la crocetta verde che segnalerà il vostro livello. (Più vi avvicinate allo zero, più il vostro udito è OK.)
Adesso passate alla colonna successiva, partendo sempre a metà, e andate gradualmente verso l'alto o il basso..
Fate questo lavoro per tutte le colonne, e alla fine avrete un grafico -abbastanza attendibile, ma non certo come quello clinico- del vostro udito.
3-Review your personal audiogram
Teoricamente a questo punto potete avere l'audiogramma finale e stamparlo.
PER FINIRE
Tenete conto che:
- questo test NON sostituisce l'esame clinico,
- la maggior parte della popolazione ha difficoltà a sentire i suoni acuti rispetto a quelli gravi. E' probabile quindi che l'andamento della curva dei suoni "scenda", andando da sinistra verso destra.
- tenete conto infine anche che almeno metà della popolazione non va meglio di -20 decibels. Quindi anche se non siete nella zona "Normal Hearing" in tutte le frequenze, ma solo in alcune, non preoccupatevi troppo.
BUON ESERCIZIO !!!
giovedì
PREPARARSI ALL'IMPIANTO COCLEARE
Finalmente disponibile il nuovo libretto:
PREPARARSI ALL'IMPIANTO COCLEARE
"Quello che è importante sapere prima,
per star meglio dopo"
INDICE
- Di cosa si parla in queste pagine
- Dunque, vi siete decisi?
- Tutto in poche righe (per chi va di fretta)
- Avete davvero bisogno dell’impianto cocleare?
- ..e quando, invece, l’impianto cocleare non serve?
- Rimanere sereni.
- L’impianto cocleare e la ricerca della felicità.
- Tanta grinta!
- Essere preparati al cambiamento.
- Cosa vi dovete aspettare.
- Esami clinici? Uno strazio, però…
- “Terrorismo” sull’impianto cocleare.
- Non vergognatevi.
- Quale marca scegliere?
- Dove fare l’intervento.
- Essere informati.
- Il vostro livello di partenza.
- Microfono e telecamera.
- Discorsi sgradevoli....
- Conclusione
30 pagine in formato .pdf , liberamente scaricabile su:
https://drive.google.com/file/d/0B6SW_WAdMhUpWi03Vm5QYkU2c28/view?usp=sharing
(si consiglia di scaricare il libretto sul proprio computer -ed eventualmente stamparlo- per averlo sempre a disposizione.)
Immaginate di essere improvvisamente in grado di ascoltare e
capire le parole e il tono di una persona seduta dall'altra parte del tavolo,
in un ristorante affollato, mentre una volta tutto quello che potevate sentire
era solo un rumore assordante.
Oppure parlare al telefono senza problemi, perché adesso
le voci dall'altra parte le sentite chiare e nitide.
Gli utilizzatori di impianti cocleari, anche di vecchia
data, stanno notando questi miglioramenti spettacolari nel loro udito, grazie
al nuovo metodo di programmazione (mappaggio) sviluppato da ricercatori
dell'Università Vanderbilt.
Utilizzando questo sistema –che non richiede alcun
intervento chirurgico- ancora in attesa di brevetto, i medici dell’Università Vanderbilt sono in
grado di ottimizzare e regolare in maniera molto fine il mappaggio dell’impianto
cocleare, migliorando di molto qualità del suono e chiarezza. "Il nostro metodo di
programmazione dell’impianto cocleare può notevolmente migliorare l'udito di
una persona, anche se l'impianto è di vecchio tipo ed è stato fatto molto tempo.
Chi si è sottoposto volontario a questo nuovo mappaggio, ha detto che gli è cambiata
la vita ", afferma Benoit M. Dawant, Professore di Ingegneria alla Vanderbilt e direttore del Vanderbilt
Initiative in Surgery and Engineering (VISE)."Questo è un ottimo
esempio di collaborazione tra ingegneria e medicina così come lo intendiamo noi
in questo gruppo di ricerca”
Più di 200.000 persone in tutto il mondo portano l’impianto
cocleare, e il numero dei beneficiari di nuovi impianti sta aumentando ogni
anno in maniera esponenziale.
E la cosa notevole è che tutti questi pazienti, da
quelli nuovi a quelli che hanno fatto l’impianto cocleare molto tempo fa,
potrebbero avere un miglior ascolto con questo nuovo processo di
programmazione messo a punto dall’Università Vanderbilt.
Gli impianti cocleari sono protesi uditive per persone con
sordità grave a profonda.
Questi dispositivi utilizzano una serie di elettrodi
impiantati chirurgicamente che stimolano le vie nervose uditive (all interno) e
un processore audio (all’esterno) indossato dietro l'orecchio per fornire le sensazioni
uditive.
Anche se gli impianti cocleari sono considerati oggi lo standard di
cura il trattamento per le sordità gravi a profonde, tuttavia la qualità
dell'ascolto non è alla pari a quella delle persone con udito normale; puù
capitare che in un certo numero di persone si verifichi un recupero dell’udito
solo parziale.
Il gruppo di ricerca interdisciplinare Vanderbilt ha cercato
di migliorare sempre più i risultati sulla base del lavoro di studenti,
professori e professionisti della Vanderbilt University (Facoltà di
Ingegneria, Facoltà di Medicina, Vanderbilt University
Medical Center, e Vanderbilt Bill Wilkerson Center) . Oltre
al Prof. Dawant, il team include René H. Gifford, audiologa e assistente
professore di scienze dell'udito e linguaggio; Robert F. Labadie,
professore associato di otorinolaringoiatria e professore associato di
ingegneria biomedica, il dottorando Jack H. Noble; e poi altri
professori e assistenti di ricerca in ingegneria elettrica e informatica.
Gli impianti cocleari utilizzano da 12 a 22 elettrodi, a seconda
del produttore. Anche se gli elettrodi possono, volendo, essere visti su
una TAC, le cellule nervose che stimolano non sono facilmente identificabili
per le loro posizioni e dimensioni microscopiche (dell'ordine di un millesimo
di millimetro).
Ora, è consuetudine che tutti gli elettrodi siano accesi e
programmati per stimolare tutte le cellule nervose circostanti. Questo
approccio del tipo “one-size-fits-all” ( tutti gli elettrodi vengono accesi, per stimolare tutte le terminazioni nervose negli immediati dintorni, senza stare a sottilizzare troppo ) può portare a una scarsa comprensione quando
gli elettrodi adiacenti vanno a stimolare la stessa regione delle cellule
nervose, in quanto può esserci sovrapposizione di segnali. A complicare il tutto c’è il fatto che la struttura anatomica delle
terminazioni nervose di ogni persona è differente, e quindi ogni impianto deve essere programmato
("mappato") in un approccio globale, che richiede abbastanza tempo.
Il sistema messo a punto dalla Vanderbilt prevede diverse
fasi.
La prima fase è quella di mettere a punto un modo affidabile
per individuare con precisione le cellule nervose del “ganglio spirale” ( collegate al nervo uditivo) utilizzando
modelli appositi per mappare l’anatomia della coclea e mettendola in rapporto
con la disposizione dei singoli elettrodi.
In parole semplici, bisogna capire dove è posizionato,
rispetto alla coclea, ogni singolo elettrodo.
Il passo successivo è stato quello di sviluppare una tecnica
che sfruttasse queste informazioni per generare un piano personalizzato per il
mappaggio post-operatorio, che possa essere attuato in
quasi tutti i pazienti.
La nuova tecnica automatica utilizza TAC pre-e
post-operatorie dei pazienti per determinare la posizione degli elettrodi
impiantati, e capire dove si possono verificare sovrapposizioni di stimoli
(“overlapping”), causando interferenze nella trasmissione dei
segnali. Utilizzando insieme insieme le immagini e gli algoritmi
software, che Jack Noble ha sviluppato nella sua tesi di
dottorato, si riesce ad individuare quali elettrodi possono essere spenti senza
che ci siano perdite di informazione sonora,
cioè in pratica, senza interferenze, migliorando l’ascolto.
Un audiologo utilizza questo doppio sistema (immagini + software)
per creare una mappa personalizzata per le esigenze di ogni specifico paziente.
Il processo è completamente non invasivo, non c’è bisogno di
intervento chirurgico, e può essere realizzato in un'unica seduta.
La nuova programmazione si propone di migliorare la qualità
del suono e la Risoluzione Spettrale
(“frequence selectivity”). . Ma che cos’è la Risoluzione Spettrale?
"La Risoluzione
Spettrale è fondamentalmente la capacità di prendere un suono
complesso e scomporlo nelle singoli componenti individuali", ha detto
Gifford. "E ' una cosa che noi normoudenti facciamo molto bene con le
nostre orecchie… e purtroppo è qualcosa che un impianto cocleare non riesce
a fare, oppure lo fa male."
Questo è il Sacro Graal della ricerca sull’impianto
cocleare.
"Se si riesce a migliorare la propria risoluzione
spettrale, ovvero prendere un suono complesso e scinderlo nelle sue
componenti, bè, significa, tanto per
fare un esempio, che le voci umane in mezzo al rumore, vengono afferrate e comprese
meglio", dice Gifford.
“Per quanto possa sembrare incredibile, in questo campo non
ci sono stati miglioramenti per i pazienti impiantati, da quando è stato
introdotto il sistema di codifica CIS [un sistema di codifica]…e
questo risale al 1991."
Kelly Harris, una volontaria sorda, ha detto che la riprogrammazione del mappaggio
secondo il metodo Vanderbilt ha migliorato il suo udito così tanto, che le
sembrava come di aver rifatto l'impianto da capo.”Straordinario. Quando ho
lasciato l’ospedale, il giorno stesso in cui René mi ha rifatto il mappaggio, mi
sono subito accorta di sentire meglio. "ha detto Harris. "Prima
del nuovo mappaggio, non avevo mai saputo che il suono provenisse da una direzione precisa. Proprio ieri sera,
un amico pensava che il mio televisore stesse facendo uno strano rumore, e
invece mi ero subito accorta che quel suono stava arrivando da un'altra direzione….. mi sembra anche di sentire molto di più i suoni tenui, e anche
la musica"
Ally Sisler-Dinwiddie, audiologa, porta un doppio impianto
cocleare dal 2006. Nel suo caso, la riprogrammazione secondo il sistema
Vanfderbilt si è concentrata su come regolare il suo impianto a destra, che
prima, funzionava assai male.. "La qualità del suono generale del mio
orecchio destro non era buona, ogni volta che qualcuno parlava, mi sembrava di
ascoltare qualcuno che cercasse di parlare a bocca piena." dice
Sisler-Dinwiddie "Mentre il volume complessivo del mio orecchio destro era
sempre in equilibrio con il mio orecchio sinistro, nondimeno mancava la
freschezza e la chiarezza con la quale riuscivo a sentire con l’orecchio
sinistro"
Il progetto
attualmente continua ad accettare partecipanti volontari. Attualmente si
stanno reclutando adulti, anche se Gifford, che è anche direttore di audiologia
pediatrica e direttore del programma di Audiologia e Impianti Cocleari presso la Vanderbilt University ,
ha detto che lui crede che i bambini potranno beneficiare della nuova
programmazione in quanto possono essere mappati con o senza risposte dal
paziente.
Harris ha detto che ha incoraggiato molte persone a provare
la riprogrammazione. "Si deve sapere che ci vuole pochissimo tempo
per fare questo riprogrammazione, se l’udito non è soddisfacente, e se non ci
sono miglioramenti, nessun problema., si torna al vecchio mappaggio. Penso che
tutti dovrebbero almeno provare, e poi, bè, io sono molto cauto sulle modifiche
delle mappe, ma se questa novità funziona a proprio vantaggio….. "
La ricerca è finanziata dal National Institute of Health,
National Institute on Deafness e altri disturbi della comunicazione e Centro
Nazionale per l'avanzamento delle scienze traslazionale (NIH / dell'NIDCD
R21DC012620, R01DC008408 e R01DC009404 grant - UL1TR000011 grant).
Grazie di tutto, dottor House!
(William House gioca a "Forza4" con una piccola paziente, anno 1984)
" GRAZIE DI TUTTO, DOTTOR HOUSE "
Il nome di William House è legato anche ad altri scoperte (è considerato il padre della Neuro-otologia) e per fatti di cronaca che fecero clamore all'epoca (nel 1972 si trovò a dover curare l'astronauta della missione Apollo 14 Alan Shepard, che soffriva di vertigini e si era visto revocare il permesso per andare nello spazio. Al termine della missione, l'astronauta Shepard ringraziò pubblicamente il dottor House dicendo che, grazie a lui, era riuscito a mettere piede sulla Luna).
William House era un pò un pesce fuor d'acqua nell'establishment medico, e negli ultimi anni pubblicò la sua (amara) autobiografia, intitolata "The Struggles of a Medical Innovator"
(http://www.audiologyonline.com/interviews/interview-with-william-house-m-1337)
Tuttavia, la cosa più triste è che la scomparsa di William House è passata quasi completamente sotto silenzio: oltreoceano il Los Angeles Times ha dedicato un articolo in memoria, in Europa quasi niente, e non parliamo del nostro paese.
Oggi la scoperta più importante del dottor House, seppur assai diversa da come lui l'aveva ideata, è utilizzata da più di duecentomila persone (di cui circa dodicimila in Italia).
Ecco, io penso che, se la sua scomparsa è passata inosservata, ebbene, qualcuno che dica "Grazie, dottor House!" ci debba essere.
Un minimo di gratitudine è doverosa, per chi sembra essere stato dimenticato troppo in fretta.
domenica
Lettera ad un amico
Carissimo Paolo,
rispondo molto volentieri alla tua richiesta di “dare una risposta” da parte mia a tutto il diluvio di critiche che negli ultimi mesi – ma forse fin dal primo momento- si sono accumulate intorno al problema dell’impianto cocleare o orecchio bionico, come a molte persone piace chiamarlo. Critiche che arrivano per la maggior parte da persone interessate, e solo in pochi casi da persone genuinamente al di fuori di interessi di parte. Ti risponderò quindi prima in maniera analitica, obiezione per obiezione, e poi al termine farò una conclusione “ a sorpresa”, come il finale di un film, che potrà risultare un po’ amara, ma sarà una degna conclusione a tutte le polemiche.
Tuttavia, bando alle ciance ed andiamo per ordine, cercando di suddividere le varie critiche per tipo di argomentazione.
L’impianto cocleare “non serve a niente”, non funziona, è una truffa colossale che si è spinta così in avanti che adesso è impossibile fare marcia indietro, e tutti dicono che funziona, perché non possono più dire altrimenti.
Che l’impianto cocleare “funzioni”, dopo trenta anni di studi ed esperienze pionieristiche, e dopo almeno dieci anni di utilizzo intensivo, penso che sia assodato. Sul “come” funzioni, si può e si deve discutere. Ma è sul “quanto” funzioni, che il discorso si fa più interessante. L’impianto cocleare (e questo in pochi l’hanno capito) ha un successo che è proporzionale, tra le altre cose, all’impegno profuso da parte della persona. Quante persone si sono realmente sforzate di trarre il meglio dall’impianto cocleare? Quante persone lo sfruttano appieno? E quante invece lo utilizzano a una frazione minima delle sue capacità? Quella che è una critica rivolta all’impianto cocleare, a ben vedere, è una critica rivolta agli utilizzatori che in molti casi, non sfruttano l’impianto come dovrebbero. E, va aggiunto, non sempre per colpa loro. Nel corso degli anni infatti l’impianto cocleare è stato utilizzato anche su soggetti che non ne presentavano l’idoneità, oppure consigliato da medici che avevano altri interessi, oppure senza che vi fosse un adeguato trattamento post-intervento, che è importantissimo e spesse volte trascurato. Tutte queste cose possono aver nuociuto ed hanno contribuito certamente agli “insuccessi”. Insuccessi che ci sono stati, e non vanno tenuti nascosti.
Parimenti, dopo tanti anni è assodato che l’impianto cocleare non ridà un udito perfetto, bensì aiuta a sentire meglio: l’udito è artificiale, può arrivare a funzionare davvero bene in condizioni di quiete, funziona invece male in condizioni di frastuono. Per arrivare a “sentire” al meglio delle possibilità offerte, però, non è sufficiente mettere l’impianto cocleare e poi dimenticarsene, al contrario sono necessari lunghi sforzi, talvolta anche anni di “ri-educazione” sonora, e tanta buona volontà (che spesso difetta).
Per concludere, i detrattori “a priori” si mettano l’animo in pace: l’impianto cocleare funziona, funziona bene se si impara a sfruttarlo (e la cosa richiede tempo e fatica), non è indicato per tutti, non ha senso utilizzarlo nei casi di sordità lievi o medie, e nel futuro è destinato a venir ridimensionato quando arriveranno le cellule staminali che “ricostruiranno” l’udito, la cui sperimentazione è già a livello avanzato.
L’impianto cocleare è innaturale, e serve ad ingannare i sordi adulti che si illudono di “tornare a sentire”.
Anche in questo caso bisogna ribadire che l’impianto serve per sentire meglio, oppure, nei casi più gravi, per “sentire qualcosa”; e non per tornare normoudenti. Tuttavia, una domanda nasce spontanea: chi fa l’impianto cocleare, perché lo fa? Per gioco o per necessità? Lo fa per necessità. L’impianto cocleare è una necessità, è l’ultima carta da giocare per non sprofondare nella più totale assenza di suoni. E se qualcuno, e ce ne sono, obietta che in fondo si può benissimo “rimanere sordi”, vivere tranquillamente nel mondo del silenzio, significa che non ha capito che il mondo sonoro è parte integrante della vita dell’essere umano. Che poi a pontificare di “meraviglie del mondo silenzioso” siano persone perfettamente normoudenti, è offensivo oltre misura.
Se si potesse scegliere tra” essere sordi” e “essere udenti”, con possibilità di cambiare da una condizione all’altra, a piacimento, allora sarebbe una libertà della persona; ma se la sordità è una condizione obbligata, allora è una costrizione. Ma di questo pochi sembrano ricordarsene.
L’impianto cocleare serve solo a illudere i genitori dei bambini sordi, che sperano che i loro figli diventino “udenti”.
Mettiamo per l’ennesima volta in chiaro una cosa, e cioè che l’impianto cocleare non fa “diventare udenti”, bensì aiuta le persone sorde a “sentire meglio”….. per quanto riguarda i “genitori che si illudono” trovo che questa sia un’accusa semplicemente infame: è forse insano il desiderio dei genitori che scoprono di avere un figlio sordo, che torni il più possibile a sentire, ad imparare a parlare, a far sì che abbia una vita il più possibile normale? (ho scritto “normale”: altra parola che in questi tempi sembra essere diventata una bestemmia…)
Si badi bene che qui non stiamo parlando di necessità dell’impianto cocleare nei bambini, l’impianto non è necessario a priori, se un bambino fa ottimi progressi con l’apparecchio acustico – e la maggior parte di loro li fa- ben venga l’apparecchio acustico.
L’impianto cocleare è troppo pericoloso, di impianto cocleare si muore.
Quante volte abbiamo sentito dire questa frase? Farei semplicemente una statistica: quanti morti ci sono stati di fronte a oltre duecentomila operazioni di impianto fino ad oggi? La statistica dice che i decessi sono stati lo zero virgola zero zero zero zero…e qui mi fermo.
L’impianto cocleare è un business miliardario ed è fatto sulla pelle delle persone sorde.
Qualsiasi cosa fatta a carico dei malati, oppure alle persone disabili, e più in generale di chi si trova in condizione di bisogno, diventa facilmente “business miliardario”, da sempre. Ma nel nostro specifico caso, in quanti si sono accorti che il costo complessivo dell’impianto cocleare si è dimezzato negli ultimi dieci anni, e allo stesso tempo è migliorata la qualità tecnologica? L’accusa andrebbe piuttosto rivolta a coloro che hanno consigliato (interessatamente?) di fare l’impianto cocleare, senza i sufficienti controlli e senza verificare l’idoneità dei soggetti, dando luogo ad insuccessi, a persone che si dicono scontente (e che comunque sono piccola minoranza, ma nessuno lo dice)
L’impianto cocleare è stato un complotto inventato per distruggere il popolo dei Sordi e la cultura Sorda.
Dubito molto che William House prima, e Graeme Clark successivamente, che misero a punto l’impianto cocleare, avessero come obiettivo ultimo e segreto quello di distruggere un popolo e i suoi usi e costumi. Chi ha costruito l’impianto cocleare aveva come obiettivo primario quello di riuscire a far sentire i suoni a chi era sordo, e il business è arrivato in seguito. Poi, il fatto che un ritrovato del progresso tolga spazio o ridimensioni le realtà preesistenti fa parte della storia naturale delle cose: l’invenzione dell’automobile ha molto ridimensionato le carrozze con cavalli, l’aereo ha ridimensionato il trasporto navale, il televisore a LED o al plasma hanno mandato in soffitta il vecchio tubo catodico. Similmente, l’apparecchio acustico prima e impianto cocleare poi hanno dato uno scossone alla sordità come era stata per lungo tempo definita. Tra qualche anno, le terapie a base di cellule staminali ridimensioneranno molto l’impianto cocleare e l’apparecchio acustico. Bisogna imparare a vedere le cose nell’ottica di un progresso continuo, e non pensare necessariamente in funzione di “complotti”, “genocidi”, e altro.
Un’ultima osservazione: se è previsto fra pochi anni l’arrivo delle terapie a base di cellule staminali che “guariranno” nella maggior parte dei casi la sordità, che senso ha questo livore nei confronti dell’impianto cocleare? E’ solo una questione di tempo….
Voi portatori di impianto cocleare vi credete padreterni e vi comportate in maniera disgustosa nei confronti di tutti gli altri.
Ho perso il conto delle persone che mi hanno confidato che dopo aver detto che si sarebbero sottoposti ad impianto cocleare, sono state trattate con gran disprezzo da parte di molte delle persone e “amici” che avevano accanto; trattate quasi da traditori, oppure da gente a cui aveva dato di volta il cervello.
Prima di parlare di impiantati che si credono padreterni, parliamo piuttosto di impiantati che vengono trattati come reietti.
Chi difende l’impianto cocleare lo fa perché ci guadagna.
Se questo fosse vero, si potrebbe dire lo stesso anche dei detrattori: chi parla male dell’impianto cocleare, è perché ha interessi opposti da salvaguardare. Senza fare ragionamenti arzigogolati, sono ben pochi quelli che difendono gli impianti cocleari a spada tratta e per partito preso, giusto coloro che hanno interesse personale ed economico. Gli altri, la maggioranza, non direttamente coinvolti negli aspetti economici, non hanno motivi di partigianeria. L’impianto a costoro serve per sentire meglio, se svolge bene il suo lavoro, tanto basterà per parlarne bene, senza che ci siano obbligatoriamente altri interessi in gioco. Chi vede un bel film in tv o al cinema e ne parla bene con i vicini di casa, non lo fa perche è in combutta con il regista, gli attori e i produttori, per fargli pubblicità. Similmente chi usa l’impianto cocleare e ne è soddisfatto, ne parlerà bene, senza che ciò significhi essere d’accordo con il brand, i medici, i terapisti.
Chi porta l’impianto cocleare non è un esperto del settore, e non dovrebbe dispensare consigli a destra e a manca.
Mi viene in mente la storiella dei piloti di Formula1: non sono ingegneri, dal momento che non hanno progettato la vettura; non sono fisici, perché non sanno niente di aerodinamica; non sono meccanici, infatti non sanno niente di regolazione dei motori; non sono tecnici, dal momento che non sanno nulla di telemetria, né di consumo delle gomme, né di inclinazione degli alettoni. Pertanto, seguendo questi ragionamenti, il pilota di Formula1 non è un esperto di Formula1. Ma allora a che serve il pilota di Formula1? A niente! L’unica cosa che viene chiesta loro, è di mettersi al volante ad arrivare al traguardo: possibilmente in prima posizione……
Battute a parte, fin dai tempi pionieristici la testimonianza dei pazienti è stata fondamentale nello sviluppo e nel perfezionamento degli impianti cocleari. Per cui, a mio parere, il problema è esattamente l’opposto: ci sono troppe poche persone che danno consigli, che mettono per iscritto sensazioni e pareri, che lanciano suggerimenti, che cercano di far capire “come funziona”, che cercano trucchi e metodi per “sentirci meglio”.
Più gente scrive, più persone comunicano le proprie impressioni, maggiore è la casistica, i motivi di riflessione, e quindi i progressi.
Si cerca di fare l’impianto cocleare a tutti, anche quando non serve.
In verità questa obiezione era più comune in passato che adesso, ed è/era anche fondata su basi valide. E’ assurdo fare l’impianto a tutte le persone sorde. L’impianto non è un fine, bensì uno strumento. L’impianto riguarda solo una piccola minoranza, non è indicato per tutti, ma solo per alcuni. L’impianto non dà risultati in automatico, ma solo dopo un gran lavoro e tanta fatica. Ma allora perché si difende l’impianto? Molto semplicemente perché, in alcuni casi, è lo strumento migliore per ovviare al problema. E questo, si badi bene, non significa difendere l’impianto in maniera cieca e faziosa. Né significa necessariamente aver qualcosa da guadagnarci.
Conclusione….
Caro Paolo, a che serve –in concreto- tutto quanto scritto sopra? A nulla, assolutamente a nulla.
E ti spiego subito il perché.
Per quello che mi riguarda, sono assai disincantato sul problema: a molti interessa la “categoria” delle persone sorde, a pochissimi interessa il benessere della singola persona. Dove c’è situazione di bisogno, dove c’è categoria di persone accomunate da una caratteristica o deficit, ecco, lì si scatenano appetiti vari, e la singola persona è ridotta a ….nulla.
Cerco sempre di inquadrare ogni problema in ottica storica, cercando di andare oltre l’istante e le esigenze attuali. Il problema “sordità”, in tale ottica, è assai lineare. Negli ultimi cinquanta anni la tecnologia e la ricerca hanno fatto passi da gigante, e la sordità è ora un fenomeno in via di progressivo ridimensionamento. L’impianto cocleare è stato/è solo un passaggio tecnologico intermedio, destinato ad arrivare ad un picco e poi progressivamente ridursi, in attesa che si arrivi all’utilizzo delle cellule staminali, le quali, ricostruendo le cellule uditive, permetterebbero (il condizionale è d’obbligo) il ritorno ad un udito naturale.
Tutto bene allora? Purtroppo no.
Parimenti, negli ultimi trenta anni, da un periodo di floridezza economica, si è passati un periodo di grande crisi, e la solidarietà e il “venir incontro all’altro” si sono invece molto ridotti.
Quello che stiamo vivendo ora è un periodo paradossale, caratterizzato da altissimo contenuto tecnologico e bassissimo contenuto di valori umani.
Le persone sorde, così come tutti gli altri, si trovano a vivere tra lo stato dell’arte della tecnologia da una parte, e il completo disinteresse della società dall’altro. Non vorrei essere profeta di sventura ma la mia sensazione è che ci aspettano innanzi tempi assai duri; ed è tempo che le persone sorde si prendano le proprie responsabilità e facciano affidamento su sé stesse. Compito molto difficile, per tutti coloro che hanno vissuto molto tempo sull’assistenzialismo.
Alla luce di questi fatti, le critiche che ci sentiamo rivolgere sull’impianto cocleare cosa sono? Nulla, meno che niente.
Molta gente critica l’impianto cocleare? La risposta dovrebbe essere, in maniera rude: “ecchissenefrega”. Perché? Perché tra poco arriveranno altri problemi più gravi, più complessi. Le persone sorde, tutte, senza distinzione, protesizzati, impiantati, segnanti…. rischiano di trovarsi in condizioni peggiori che nel passato. Tutta l’assistenza del passato, sanitaria, sociale, del lavoro e dell’istruzione, è messa a repentaglio, e quando un paese entra in fase di crisi, le categorie più deboli sono sempre le prime a pagare.
Per cui, la mia conclusione è: mettete in secondo piano le critiche sull’impianto cocleare, o sulla lingua dei segni, o su altro; pensate piuttosto al futuro –difficile e complesso- che ci attende. Questo non è pessimismo, ma è realismo.
Amici miei, rimboccatevi le maniche e…. pedalate. Se la strada è stata in pianura fino ad adesso, è probabile che alla prossima curva inizi la salita.
Un abbraccio,
lunedì
Avere le idee chiare
Un pò di statistiche:
Alunni con problemi di udito nelle scuole italiane, "scuola elementare + scuola media", nel 2009, secondo il Ministero della Pubblica Istruzione: circa 3500
Alunni con problemi di udito nelle scuole italiane , sempre "scuola elementare + scuola media", sempre nel 2009, secondo l'ISTAT : circa 7500
"Sordomuti" in Italia, secondo le associazioni di categoria: circa 70mila.
"Sordomuti" in Italia, certificati tali, secondo l'INPS: circa 40mila.
"Sordomuti" in Italia, secondo l'ISTAT: 92mila
"Sordomuti" in Italia, secondo altre fonti che si richiamano all'ISTAT: circa 50mila
"Sordomuti" in Italia, secondo le statistiche sanitarie: circa 20mila.
"Il fatto che non esistano numeri precisi sulla sordità è importante, perchè così ognuno può affermare ciò che desidera, e che gli fa più comodo in quel momento" (cit.)
Alunni con problemi di udito nelle scuole italiane, "scuola elementare + scuola media", nel 2009, secondo il Ministero della Pubblica Istruzione: circa 3500
Alunni con problemi di udito nelle scuole italiane , sempre "scuola elementare + scuola media", sempre nel 2009, secondo l'ISTAT : circa 7500
"Sordomuti" in Italia, secondo le associazioni di categoria: circa 70mila.
"Sordomuti" in Italia, certificati tali, secondo l'INPS: circa 40mila.
"Sordomuti" in Italia, secondo l'ISTAT: 92mila
"Sordomuti" in Italia, secondo altre fonti che si richiamano all'ISTAT: circa 50mila
"Sordomuti" in Italia, secondo le statistiche sanitarie: circa 20mila.
"Il fatto che non esistano numeri precisi sulla sordità è importante, perchè così ognuno può affermare ciò che desidera, e che gli fa più comodo in quel momento" (cit.)
mercoledì
Quanti sono i "sordomuti" in Italia?
Recentemente si sono lette numerose cifre sul numero dei "sordomuti" in Italia. Fermo restando che secondo la legislazione italiana questo termine è stato abolito in quanto obsoleto, è opinione diffusa che non si conosca con precisione il numero dei "sordomuti" in Italia, e tutto quello che si può sapere è una approssimazione statistica. Si parla di "sessantamila Sordi", altrove si legge "settantamila", oppure "circa novantamila", e anche "quasi centomila". Ma non ci sono cifre reali? Sembrerebbe di no, in quanto, a voler chiedere in giro, non esistono documenti ufficiali che comprovino una determinata cifra.
In realtà non è così. Un documento ufficiale esiste, ed è un documento ufficiale dell' "Ente Nazionale Sordomuti" di qualche anno fa in cui il numero di "sordomuti italiani" è riportato con grande precisione, in quanto risultato di un censimento effettuato dalle varie sezioni provinciali. Ed è quello che potete vedere nella fotografia sottostante, un documento su carta intestata ENS, firmata dall'allora Presidente dell' Ente Nazionale Sordomuti A. Giuranna, e dall'onorevole deputato S. Bottini.
In Italia nel 1993 vivevano circa 21.500 "sordomuti adulti che usano quasi esclusivamente il linguaggio gestuale". Stimando la popolazione italiana in circa 57 milioni di persone, ne risulta che nel 1993 la percentuale di sordomuti sulla popolazione era di circa 0.04 % ( ovvero: 4 su diecimila )
Non abbiamo motivo di dubitare di queste cifre, che provengono dall'Ente preposto alla tutela e assistenza dei sordomuti.
Ci si può domandare come sia cambiata questa cifra dal 1993 ad oggi: personalmente ritengo che, se non è calata (vecchiaia, morte), non è neppure aumentata (screening uditivo, impianti cocleari, maggior informazione sulla sordità eccetera). Per cui, si può prendere per buona questa cifra. Le persone sorde in Italia che usano la lingua dei segni (che nel documento del 1993 si continua a chiamare "linguaggio gestuale") sono circa ventimila.
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