domenica

Ciao, come stai? (2 marzo 2010, sera)

Ciao, come stai? Spero tu stia bene! Volevo dirti che mi sono svegliato, pare che l'operazione sia andata bene. Ora mi sento così così , ma sono ancora vivo, ed è questo quello che conta. Baci, ti penso, ti voglio tanto bene, e spero che tu stia bene sempre.

Sono davvero contenta! Ti abbiamo pensato tanto. Siamo sempre vicini, anche se siamo così lontani. Vedrai, ti andrà tutto bene.
Adesso riprenditi con calma, e ....benvenuto nel mondo sonoro, benvenuto a una nuova vita. :-)

Solo ( 2 marzo 2010, metà giornata)

Riprendo l'ascensore sospinto dalle mie solerti guardiane, e ritorno in reparto. Le due infermiere mi sorridono tutto il tempo, sembrano davvero contente di rivedermi. Rientro nella mia stanza. Sono solo, adesso.
Mi sento quasi confuso, come se troppe cose fossero accadute tutte insieme. Mi dicono che i miei se ne erano andati appena pochi minuti prima, pensando chissà quanto sarebbe durato l'intervento. Sono stati informati, e ora stanno tornando indietro.
C'è ora davanti al mio letto la ragazza che dovrà essere operata per ultima, il giorno dopo. E' venuta di corsa dalla sua stanza per sapere come è andata, e per chiedermi "suggerimenti e consigli". E' agitatissima. Mi viene da sorridere al fatto che lei viene a cercare a conforto da me, in questo momento!, e le dico di stare calma e non agitarsi, ma è fatica sprecata, dal momento che lei mi risponde che "sta a sonniferi" già dal giorno prima. Si meraviglia di vedermi così bene, si aspettava di vedere i pazienti ridotti come stracci dopo un'operazione del genere. Bè, se è per quello, me lo aspettavo anche io.
Arrivano i miei, baci, abbracci, grandi sorrisi, tutto molto composto. Appena il tempo di salutarmi e vengono fatti uscire, per l'orario di chiusura.

Rimango di nuovo da solo. Non posso mangiare, posso bere acqua con moderazione, chiedo se posso mangiare qualcosa, ho fame, no, niente cibo, per stasera è previsto un tè con due biscotti come lauta cena.

Sento che l'anestesia sta andando via, comincio a sentire sempre di più dolori dappertutto.
Mi fa male la bocca (a causa dei tubi dell'aria), mi fa male il collo, mi fa male la gola a deglutire (sempre per i tubi), e mi sembra di avere un cerchio terribile intorno alla testa. Non posso appoggiare l'orecchio sul cuscino, devo stare appoggiato dalla parte opposta. Ho l'istinto di toccarmi l'orecchio dolorante, ma la fasciatura è così stretta e rigida che è impossibile.
Mi accorgo di non avere più sensibilità alla lingua (effetto collaterale dell'operazione.....), mi fa male persino il braccio con l'ago ancora inserito.
Provo a fare una dormita, ma più che uno stato di fintissima dormiveglia non riesco a fare. Prendo la macchina fotografica e mi scatto qualche fotografia ricordo. Pure un mezzo sorriso è doloroso, in questo momento.
Ma sono così contento di essere ancora vivo, ancora cosciente, ancora capace di vedere e assaporare il mondo. Tutto il resto passa in secondo piano.
Le ore passano.

Risveglio ( 2 marzo 2010, ora ?? )

Sento qualcosa sul naso e intorno agli occhi, una sorta di pizzicore. E spalanco gli occhi di soprassalto. Vedo il giovane medico di prima che cerca di sistemarmi gli occhiali sul naso alla meno peggio, dopodichè con la massima naturalezza si volta e passa a fare altro. Qualcuno mi rassetta le coperte, allisciandole come si fa per i vestiti.
Mioddio. Mi sono svegliato, sono ancora in sala operatoria.
Mi sento le mani sganciate dai lacci, e lentamente, lentissimemnte, porto le mani alla testa. Sento una fasciatura tutto intorno al capo, molto stretta. Non sento nessun dolore. Non sento nessuna sensazione particolare. Se non avessi paura di esagerare, oserei dire che mi sento quasi bene.
Riesco a parlare normalmente, chiedo come è andata. Tutto bene, è la laconica risposta. Credo mi abbiano chiesto altro, ma non ricordo nulla in proposito. Il letto si muove, usciamo, andiamo nella saletta accanto. Queste apparecchiature le riconosco immediatamente. E' una sala per radiografie. Sempre stando sdraiato nel letto, mi viene fatta una lastra alla testa, di fronte, e successivamente una di profilo. Mi accorgo che l'ago nella mano è stato sfilato via, non così quello nel braccio, che è sempre lì, con la valvola esterna in bella vista. Mi meraviglio di non provare alcun dolore. Mi meraviglio ancor più del fatto che mi sento davvero bene. O è la mia immaginazione? Vorrei scendere già dal letto e tornare in reparto con le mie gambe. Sento di muovere bene braccia e gambe, senza difficoltà. Vengo portato all'uscita del blocco operatorio dove le due solerti infermiere di prima, in blu elettrico, mi aspettano con un sorriso per riportarmi "lassù".
Afferro una mano del giovane medico che in pratica mi ha fatto da factotum: un'ultima grazia, capo. Che ore sono?
Guarda l'orologio da polso: sono ora le dieci e quaranta.
E' durato tutto due ore circa, minuto più, minuto meno.

sabato

GATTACA ( 2 marzo 2010, ora imprecisata )

Sono legato in un lettino, dentro una sala operatoria, a centinaia di chilometri da casa.
Fra pochi minuti mi apriranno la testa per mettere dentro un PC miniaturizzato.

E il bello è che sono stato io a volere tutto ciò, a scegliere questa opzione.

Paura? Nessuna. Tipico dei folli. Oppure no?

Ma allora perchè l'ho fatto? Bella domanda.

L'ho fatto perchè non ho più nulla da perdere,
Perchè la mia vita è ormai ridotta a brandelli,
Perchè dentro di me so che andrà sempre peggio,
Perchè questa è l'unica cosa che -forse- mi permetterà
di tornare ad avere uno standard di vita decente.

L'ho fatto perchè non ho nulla da perdere,
infatti ho già perso tutto.
L'ho fatto perchè forse un domani potrò sfruttare appieno
le mia capacità, e non vivere in maniera umiliante,
come se avessi il freno a mano tirato.

Essere handicappato nel fisico e avere un cervello funzionante,
ecco, questa è la più grande delle disgrazie.

L'ho fatto perchè questa è rimasta l'ultima cartuccia
che posso sparare per colpire il bersaglio della mia vita,
l'ho fatto perchè è giusto e doveroso darmi un'ultima possibilità.

Non penso a "se andrà male", perchè va già male.

Sono pazzo? sì, ma è una pazzia ben ponderata.
Sono un disperato? Sì, ma è una disperazione lucidissima.


Il medico mi appoggia l'inalatore sul naso.
Sento il vento gelido del protossido d'azoto che mi entra nei polmoni.
Sono sicuro di addormentarmi sorridendo.

venerdì

Sancta Sanctorum (2 marzo 2010, ore 8.30)

Vengo portato in una stanza vagamente ottagonale, gelida, dove cinque o sei persone vestite interamente in verde e con la mascherina indosso mi stanno aspettando. Al centro campeggia una sorta di complicatissimo macchinario semovente, in alto una sorta di parabola a specchio illumina l'ambiente. Alla parete c'è il macchinario per l'anestesia.
Siamo arrivati finalmente nel sancta sanctorum.
Ci sono tutti, manca solo il chirurgo, che arriverà al momento finale. I medici si tirano giù la mascherina al momento di parlarmi, cosa che non fanno di solito, ma in quest'occasione si sa che il paziente capisce solo guardando le labbra, quindi giù le mascherine quando serve.
Mi mettono una cuffia intorno alla testa, a coprire l'orecchio destro lasciando scoperto il sinistro. Mi sistemano il cuscino dietro la testa. Un altro panno verde viene posizionato a lato della testa (questo servirà per raccogliere il sangue..)
Problemi di deglutizione? Dentatura irregolare? Nossignore. E' importante saperlo, per l'inserimento dei tubi dell'aria. Durante l'anestesia totale non si respira più, quindi la respirazione è artificiale. Nei bambini si applica la maschera dell'ossigeno sul viso, con gli adulti invece bisogna usare i tubi da inserire in bocca (ma non ti preoccupare, li mettiamo solo quando sei già addormentato, non ora)
Allora ragazzo sei pronto per farti una bella dormita? Il medico, che da mezzora sta facendo la solfa della "bella dormita" arriva con una siringa senza ago, e mi inietta nella valvola sull'avambraccio una dose minuscola di liquido incolore. E questo cosa è? l'anestesia? Nossignore, è la pre-anestesia. Serve par farti girare un pò la testa, l'anestesia te la facciamo dopo.
Tempo dieci secondi e la pre-anestesia è già in circolo. me ne accorgo perchè mi sento gli occhi chiusi. Ma non perchè "gira la testa", bensì perchè l'ambiente intorno a me diventa in un istante ancora più luminoso, sembra di star guardando il sole. E' giocoforza tenere gli occhi chiusi. Chiudo gli occhi e mi sento bene....
Ma sono ancora sveglio. Ruoto la testa, e vedo accanto a me il "ferrista" che prepara tutti i bisturi, non mi degna di uno sguardo, tutto assorto con i ferri posizionati in bella mostra uno dopo l'altro. Riconosco tra gli altri l'anestesista vista nel reparto il giorno prima.

Mi sforzo di tenere gli occhi aperti, ruotando la testa a destra e sinistra. Il medico che mi ha accolto per primo arriva da me e mi chiede quanto sono alto e quanto peso. La domanda mi sembra così scema in quel frangente, che gli rispondo facendo una battuta. Lui sorride. Ci siamo capiti, tu mi fai una domanda per tranquillizzarmi e distrarmi, e io ti rispondo con una battuta per farti capire che sono tranquillo.

I medici tirano fuori i tubi dell'aria e me li appoggiano sul petto, pronti per l'uso.
Un altro mi prende le braccia e me le blocca con le cinghie. Non posso praticamente più muovermi liberamente. Ruoto continuamente la testa per far capire a me stesso, che sono ancora sveglio, ancora non ho mollato. Rido, faccio battute, continuo a scherzare con il medico di prima.
Mi sembra di star vivendo una farsa.
E in quel momento mi fermo un attimo, e mi concentro su me stesso.

Pronti per la battaglia (2 marzo 2010, ore 8.00)

Si aprono le porte dell'ascensore e mi ritrovo in una sorta di girone dantesco. E non dico per scherzare.
Moltissimi pazienti, tutti a letto, sistemati in fila più o meno ordinata, sospinti da infermieri, vestiti tutti con la medesima divisa blu elettrico. E' una sorta di fila di attesa, dal momento che ognuno proviene da reparti diversi e tutti devono essere instradati secondo una medesima procedura. Siamo tantissimi, uno dietro l'altro.
Mi sembra vagamente di essere alla fila del casello autostradale, con tutte le auto incolonnate. Accanto a me c'è una ragazza che guarda fisso verso il soffitto, porta un adesivo attaccato con scritto "senologia". C'è un senso di straniamento assoluto. Penso cosa diavolo stia facendo io qui, lontano da casa, alle prese con un mondo e una serie di procedure che non conosco e non ho mai visto prima. Gli unici che sembrano comportarsi in maniera normale sono gli infermieri e il resto del personale. Ogni tanto la fila scorre in avanti, ognuno di noi compie qualche metro e poi si ferma, in attesa del "casello". Mi accorgo di star continuando a cincischiare con le mani il fazzoletto di carta, anche se la paura ha quasi ceduto il posto alla curiosità: anzichè essere in apprensione, mi sento curioso di "vedere come va a finire".
Arriva il mio turno. Arrivo a una sorta di check-in, mi controllano le cartelle cliniche, che uno delle mie infermiere ha provveduto a portare con sè, poi mi fanno scendere e cambiare letto. Vengo sistemato in un letto un pò differente, con un incavo all'altezza della testa e un poggia testa che può essere regolato in differenti maniere. Ecco una prima sensazione. Freddo. Molto più freddo rispetto ai piani superiori, e non solo perchè sono praticamente nudo sotto la casacca verde da sala operatoria. Fa realmente freddo. Senza bisogno di dirlo, le infermiere mi coprono con la coperta pesante. Mi sorridono con fare materno, per nulla affettato, e gliene ne sono davvero grato. Sala operatoria numero nove. Sento che ormai ci siamo. Il letto compie una gimkana, destra, sinistra, destra, e si arriva al blocco operatorio. Ora fa davvero freddo.
Nelle sale operatorie, la temperatura è tenuta molto bassa per un motivo molto semplice: le basse temeprature impediscono la replicazione del batteri e altri organismi patogeni. Per questo quando si entra in sala operatoria si sente sempre una sesazione di gelo.
La mia sala operatoria è la numero nove. Ultima a sinistra, alla fine del lungo corridoio dove si affacciano tutte le sale. La sensazione di freddo è nettissima. Diciamo la verità, sembra che da qualche parte provengano folate di gelo. Vengo preso in consegna dal personale apposito. Le infermiere in divisa blu elettrico mi salutano, sempre sorridendo, e mi danno appuntamento "a dopo". Sorrido, augurandomi sia un saluto di buon auspicio.
I nuovi addetti aprono le porte della sala operatoria e mi ritrovo in una piccola stanzetta alla cui estremità vi è una colossale porta scorrevole in acciaio. Uno di loro mi saluta, è un giovane medico, ha quarantanni come me, anche se ne dimostra di meno, prova a sorridermi, a farmi qualche battuta. Rispondo a tono, e mi accorgo che immediatamente l'umore generale diventa più disteso, quasi amichevole.
Uno dei problemi maggiori che si riscontrano durante le operazioni in anestesia generale è il terrore che si impadronisce del paziente, che provoca le reazioni più inconsulte e una quantità di problemi enormi al personale operatorio. Avere un paziente in condizioni serene e rilassate facilita enormente il lavoro e il decorso post-operatorio.
Ovviamente queste cose le avevo apprese in precedenza. Esattamente come avevo letto in precedenza la cosa più importante che c'è da sapere a proposito di anestesia, oltre alla condizione di tranquillità. Una cosa che non ti dice nessuno, e quando te la dicono è già tardi.
Essere in condizioni di normopeso e non sovrappeso facilita molto tutto il processo di anestesia. E' pertanto consigliato, nei mesi precedenti all'operazione, mettersi a dieta e perdere più chili possibile. Più si è leggeri, meno problemi si avranno.
E anche della necessità di essere il più possibile tranquilli e rilassati, avevo letto prima di venire in ospedale. Il problema è, piuttosto, come diavolo si fa ad essere tranquilli e rilassati in un frangente del genere.....
L'anestesia generale è una sorta di "sospensione" della coscienza. Nel momento del risveglio, ci si sentirà esattamente come al momento di chiudere gli occhi. Pertanto, a una condizione terrorizzata si riscontrerà, al momento del risveglio, una pari condizione di paura e angoscia. Similmente, addormentarsi tranquilli e sereni darà luogo a un risveglio tranquillo e rilassato.
Sempre ridendo e scherzando ("Allora, sei pronto a farti un'altra bella dormita?") mi vengono applicato due aghi, uno nell'avambraccio, l'altro sul dorso della mano, ambedue provvisti di valvola. E' molto facile che le vene si rompano, quindi si procede per tentativi. Se non altro, non si sente pressochè dolore.
Sono combattuto da una parte dalla fifa dell'ignoto, dall'altra dalla curiosità. Per cui a un certo punto sbotto: "sentite ragazzi, vi assicuro che me ne sto buono e tranquillo se mi spiegate, passo passo, tutto quello che mi state facendo."
Sempre con un sorriso da parte di tutti gli astanti, la proposta viene accettata. La mia tranquillità in cambio della descrizione di tutto quello che accade.
L'ago con valvola nel braccio servirà per le sostanze che dovranno essere iniettate, una dopo l'altra, in momenti diversi, e precisamente pre-anestesia, anestesia, un farmaco per far scendere la pressione del sangue, e poi altri farmaci ("Dobbiamo farti scendere la massima a 80") cioè in altre parole il cuore deve pompare pochissimo sangue, perchè così quando mi apriranno la zucca uscirà pochissimo sangue. Ragionamento che non fa un grinza.
E l'ago nella mano a che serve? Eh, quello serve per le emergenze, se qualcosa dovesse andare storto, abbiamo un punto nel quale possiamo immediatamente inserire le sostanze che potranno servire. Evviva.
Dopodichè vengo finalmente a conoscenza del perchè mi hanno fatto spogliare: perchè l'intero corpo viene rivestito di elettrodi adesivi. Un enorme elettrodo-cerotto viene applicato sulla coscia, altri sul torace, per l'elettrocardiogramma, altri ancora sulla braccia, e financo sulle dita. ("Tutte queste cose verranno poi collegate alla macchina per l'anestesia, ci sarà una persona che si dedicherà interamente a monitorare le tue condizioni sulla macchina, senza perderti di vista un attimo") Attimo dopo attimo, vengo a conoscenza di un mondo, di una serie di cose che non conoscevo, che sono allo stesso tempo terrorizzanti e affascinanti.
Ok, possiamo andare. Dentro, ti diremo le ultime cose, adesso è ora di entrare.
Sentite, ma mi potete dire cose devo fare io, di preciso? Beh, te lo abbiamo già detto, devi farti una bella dormita!
Un'ultima grazia al condannato a morte, cavalieri: mi sapreste dire che ore sono?
Ma certo, sono le 8.25.

Con gesto teatrale la porta d'acciaio a scorrimento si spalanca, e un'onda gelida mi investe.

Sempre dentro il letto, varco l'ingresso trattenendo il fiato, e finisco in un ambiente luminosissimo.

Alle armi signori! "Qui si vedrà vostra nobilitate".

martedì

Inconvenienti (2 marzo 2010, ore 7.30)

Mi sveglio, o forse sono stato sempre sveglio in queste ultime tre-quattro ore, rivoltandomi continuamente nel letto, credendo di dormire. Alle 7.15 mi levo in piedi, e mi preparo per andare in bagno. Poi voglio fare le cose con rilassatezza, voglio andare in sala operatoria dopo essermi preparato con calma, seguendo i miei ritmi. Rituali molto raffinati che servono a darmi tranquillità. I miei genitori verranno per salutarmi più tardi.
Sono aspettato in sala operatoria per le ore 10, dopo il ragazzino dodicenne, che ieri ha passato l'intera giornata guardando i cartoni in TV, come se nulla fosse.
Entra l'infermiera e mi comunica che il ragazzino ha avuto problemi e quindi l'ordine è invertito.
Si prepari immediatamente, deve scendere in sala operatoria fra un quarto d'ora.
Se è possibile spiegare a sè stessi il significato della parola cortocircuito, ebbene, è quello che mi accade in quel momento. Tutti i miei programmi sono andati a farsi friggere, tutta la mia tranquillità, serenità, aplomb, scomparsa, volatilizzata in un istante.
Cosa porca miseria devo fare adesso?
Entrano nella stanza le addette che dovranno portarmi in sala. Le vedo tutte bardate, in divisa blu elettrico, le immagino come i carnefici che aspettano per portarmi al patibolo, sono entrate lì solo per me. Cominciano ad armeggiare intorno al mio letto, per aggiungere le ruote e renderlo mobile. Ed io, accidenti, che non ho nemmeno il tempo per andare cinque minuti in bagno.
Chiedo all'infermiere di chiamare i miei genitori, almeno li vorrei salutare. Ho la strana sensazione di aver chiesto l'ultimo desiderio del condannato a morte.
Fatemi almeno vedere i miei cari, dovesse essere l'ultima volta....
Mi si riempiono gli occhi di lacrime.
Seguo le istruzioni dell'infermiera.
Si spogli, rimanga solo con gli slip e calzini....
Adesso si metta questa casacca verde...
Si metta a letto.

Arrivano i miei in quel momento. Li abbraccio quasi piangendo, e loro sono imbarazzati, non sanno che dire. Mi tolgo l'apparecchio acustico sinistro e lo consegno a mia madre come se fosse una reliquia. Lo guardo per un'ultima volta. Addio.
Due infermiere mi coprono con una coperta leggera, ne tengono pronta una seconda più pesante. Mi faccio disegnare una gran freccia rossa sulla guancia sinistra, diretta verso l'orecchio.
Signori è qui che dovete lavorare.....
Voorrei mandar già un sorso d'acqua, ma non si può.
Anestesia imminente, verboten.
Arraffo un fazzolettino di carta e comincio a giocherellarci.
...quando massima è la tensione, prendete un oggetto qualsiasi in mano, giocateci e dedicate la vostra attenzione a quello, e non pensate al resto...... .
Il letto si muove, esco dalla stanza scortato e sospinto dalle due infermiere. Chiedo che ore sono. Le 7.35. Voglio ricordarmi questo momento. Dicono che dopo l'anestesia ci si scorda tutto, vediamo se è vero.
Ultimo saluto ai miei, ho l'impressione di stare per piangere. Voglio, fortissimamente voglio rivedervi, tornare a casa, voglio tutto come prima. A dopo!

Il letto attraversa tutto l'ospedale, Nei vari reparti pazienti e parenti mi lanciano un'occhiata e si scansano con fare rispettoso. Attraverso i corridoi con due ali di folla rasente i muri voltate verso di me. Grottesco. Mi vien da pensare: ecco il condannato che va al patibolo.
C'è un orologio appeso alla parete : 7.40.
Arriviamo all'ascensore, le porte si spalancano.
Piano -2
Discesa agli inferi.